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Una buona rete di impianti consente, agli sciatori, nella stagione invernale di raggiungere
piste a quota 1.700 metri di altezza. Ci sono piste difficili, facili e medie. Frábosa Soprana
possiede anche un ricco panorama alberghiero. Ci sono alberghi a tre stelle (quattro) e a una
stella tutti abituati a mettere a disposizione della clientela un servizio di pullman per
escursioni nei dintorni del paese.
Notevole anche la presenza di un gran numero di residences.
dotata di una lunga storia la località nei secoli si è trasformata da povero borgo di montagna
in un centro turistico di notevole importanza. Spazzata quasi del tutto un'economia contadina il
centro oggi vive di turismo pressocchè tutto l'anno. D'estate prati, boschi, antichi sentieri,
ampi pascoli, laghi alpini e sorgenti incorniciano la stazione; avvolta in un fascino dove
passato e presente hanno trovato un punto di incontro. Un particolare clima lontano tanto dalla
calura estiva come dai rigori invernali rende Frabosa Soprana una meta apprezzata in tutte le
stagioni. Senza contare i dintorni di Frabosa, ricchi di fascino.
Dal centro, in pochi minuti, si può raggiungere il castello di Casotto, ex residenza sabauda,
le grotte di Bossea vero capolavoro della natura, considerate, per le grandiose dimensioni, la
ricchezza di acque correnti e soprattutto la bellezza, fra le più importanti d'Italia. Fra i
tanti episodi storici che costellano il passato di Frabosa Soprana ci sono le visite di una
villeggiante illustre, Rosa Vercellana, più nota come "la bela Rosin", il Più grande amore di
Vittorio Emanuele 11.
La "bela Rosin", nominata contessa di Mirafiori e Fontanafredda e sposata
morganaticamente negli ultimi mesi di vita del sovrano, scopri Frabosa mentre era al seguito di
una battuta di caccia del "SUO" Re. Innamoratasi dei luoghi chiese e ottenne di trascorrere dei
periodi in uno degli chalets di caccia su un poggio di Straluzzo. Morta la contessa, il figlio
conte Emanuele di Mirafiori, fece costruire un edificio più stabile, ancora oggi visibile.
Ci sono anche molte leggende su briganti ricercati dalla polizia e difesi dai valligiani. La più
antica narra di un certo Michele Mamino, detto Miclinet, morto nel 1804, all'età di 34 anni,
ucciso da sicari che volevano intascare la forte taglia posta su di lui. Astuto, spavaldo,
coraggioso secondo i racconti tramandati di padre in figlio avrebbe spesso aiutato i deboli.
Altro bandito spesso ricordato è ancora un Michele Mamino di Marco, denominato Miclass, nato
verso il 1850. Delle varie gesta tramandate dalla fantasia popolare c'è l'assalto e il furto di
una collana indossata dalla contessa di Mirafiori, la "bela Rosin" mentre la donna si recava in
carrozza a Frabosa. Il prezioso gioiello sarebbe poi stato consegnato ad una vedova con sei
figli carica di debiti. Una stazione con 500 abitanti residenti, affollata di villegianti 12
mesi all'anno, dotata di 700 posti letto alberghieri e oltre 7.000 in seconde case, concepita
per le vacanze famigliari e per questo dotata di tutti i servizi necessari. Numerosi anche i
ristoranti dove si possono gustare le specialità gastronomiche del cuneese.
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